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    oltre 4000 Beneficiari dei progetti di cooperazione che  si ispirano ad un approccio comunitario e partecipativo.

     

     

     

     

    Quattro i paesi con i quali lavoriamo: Kenya, Ecuador, Bosnia e Israele

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COMUNI/CARE_Nr_18 luglio 2015

 

 COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

La sedia di cartone, il nuovo documentario girato al Saint Martin vince il premio della Giuria al Siloe Film Festival

 pieri2 La sedia di cartone, il nuovo documentario di Fondazione Fontana, con la regia di Marco Zuin, ha vinto il Premio della Giuria al Siloe Film Festival di Grosseto. Il premio è stato consegnato il 26 luglio al Direttore Pierino Martinelli "per l'originalità del tema, l'incisività del linguaggio, la sobrietà della narrazione, e soprattutto per l'orizzonte di speranza evocato".  Presentato per la prima volta nel mese di giugno al Festival di Capodarco  dove si è classificato al secondo posto, La sedia di cartone ha vinto  il  Premio Menzione Speciale all' International Short Film Festival di Taranto e il secondo premio al Festival del Cinema Povero di Varese. Il documentario, della durata di 16 minuti,  racconta come uno strumento  in semplice materiale riciclato come una sedia di cartone, possa cambiare la prospettiva di relazione tra una mamma e il suo bambino disabile, consentendo ad entrambi di di condividere azioni quotidiane come lavare i vestiti, cucinare, mungere il latte. Accompagnato dalle musiche della Piccola Bottega Baltazar, ha come protagonista il piccolo Jeoffrey, uno dei tanti bambini affetti da disabilità seguiti dal Saint Martin.  "Attraverso questo lavoro abbiamo voluto raccontare come una semplice sedia realizzata manualmente in cartone riciclato possa cambiare la prospettiva di una relazione, in particolare in una situazione di svantaggio motorio e psichico – affermano Zuin e Ramigni - L'ausilio diventa motore di cambiamento non solo per il bambino, ma anche per la sua famiglia e per l'intera comunità in cui vive e che lo accoglie". La realizzazione degli ausili di cartone ha l'obiettivo di migliorare concretamente la salute dei bambini e delle loro famiglie, impiegando le poche risorse a disposizione in un paese rurale africano. Attualmente vengono costruiti in media 3 ausili al mese, per lo più sedie e standing ma anche tavoli, sgabelli e corner seat.  Guarda il trailerUlteriori informazioni a questo link

 Alla Porchetta Musica & Friends a Padova quest'anno c'era anche Felice Tagliaferri

porchettaMercoledì 8 luglio è stata la serata del Porchetta Musica & Friends,  organizzata da Fondazione Fontana assieme ad Atantemani, Uildm, Opsa e Centro Missionario al fine di raccogliere fondi per l'evento La pietra scartata, annuale appuntamento sui temi della fragilità  e della debolezza che ci legano al Saint Martin in Kenya. Circa 30 volontari si sono spesi dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata affinché tutto filasse liscio.
Per il quarto anno siamo stati ospiti degli impianti esterni della parrocchia di S. Fidenzio a Sarmeola che oramai ci ha adottato,  sposando la nostra causa.
Innanzitutto dobbiamo ringraziare la buona stella,  in quanto il tempo è stato clemente. Alle 18 il cielo sopra Sarmeola era nero come la pece e non prometteva nulla di buono tanto che ci si preparava al peggio (è stato il giorno del terribile tornado abbattutosi nella zona di Dolo!) ed invece...il sole ha fatto capolino e la serata è stata fresca e gradevole almeno fino alle 23 quando qualche goccia ha costretto a chiudere i battenti.
Le 200 persone che hanno partecipato hanno potuto mangiare panino con porchetta ma anche verdure formaggio e patatine contribuendo in questo modo a raccogliere fondi per La Pietra Scartata edizione 2016. La serata è stata ulteriormente arricchita dall'unicità della musica degli Arbat e dai favolosi dolci preparati da Damiano Pipinato e la sua troupe.
Tra i partecipanti segnaliamo la presenza di Felice Tagliaferri e del suo cane Tobia,  protagonisti dell'ultima edizione de La Pietra Scartata.

Tree is Life, Kenya.  E' on line il video spot del progetto

Treeislife pag13E' on line il video spot di TREE IS LIFE (Albero è vita!) per il progetto di riforestazione del Kenya, finanziato dalla Provincia autonoma di Trento che si è appena concluso. Il progetto, realizzato dal partner locale Tree is Life Trust (TILT), aveva come obiettivo la riforestazione dell'area di Laikipia-Kenya, rimasta deforestata da più di due decadi. L'area si riferisce a due zone cogestite dal governo kenyota tramite il Kenya Forest Service (KFS) e dalle comunità locali tramite la Community Forest Associations (CFAs). Questo orientamento di metodo basato sulla cogestione tra governo e comunità locali delle risorse naturali ha contribuito, grazie alla facilitazione del personale di TILT, ad aumentare il patrimonio boschivo e a promuovere il senso di responsabilità delle comunità nei confronti di queste risorse.  ll progetto, che nel 2014 ha vinto il Green Innovation Award e che molti conoscono grazie alla campagna 1 fan un albero lanciata da Unimondo per sostenerlo,  ha avuto agli albori come testimonial la biologa Wangari Maathai prim'ancora diventasse commissaria dell'Unione Africana e Premio Nobel per la Pace. Una persona d'eccezione ed ottima insegnante. Era il 2005. Tree is Life  ha curato giorno dopo giorno più di 80 vivai di piccoli alberelli.  Rinverditi da altrettante comunità, una volta piantati, hanno contribuito negli anni  a costituire la cintura verde (Green Belt) utile a fermare il deserto che avanza da nord. Il video spot è stato realizzato dal regista Marco Zuin con il contributo della Provincia Autonoma di Trento, in collaborazione con Ipsia Trentino e Cassa Rurale di Rovereto. Per vedere lo spot clicca qui

 

nato nel 1997 come primo festival internazionale e itinerante di cinema delle religioni per una cultura della pace e del dialogo tra persone, popoli, fedi e culture. - See more at: http://www.religionfilm.com/it#sthash.qtFyQ0Ds.dpuf

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EDUCAZIONE

 

Darasa Maisha. Fondazione Fontana e Saint Martin

Nel mese di giugno Sara e Francesca del settore Educazione di  Fondazione Fontana hanno visitato il Saint Martin per partecipare al progetto Darasa Maisha, che qui da noi corrisponde a Partecipazione e Territori.  Qui di seguito riportiamo la loro esperienza.

WP 000835Relazioni, intersambio, condivisione. Sono queste le parole che Fondazione Fontana mette al centro del proprio impegno di cooperazione internazionale. "Darasa Maisha", il progetto del Saint Martin , che da febbraio 2015 coinvolge 30 studenti della Nyahururu High School in un approfondimento sui social media, è stata un'ottima occasione per toccare con mano l'efficacia di questo approccio.
Relazioni: quelle che si sono consolidate tra lo staff educativo di Fondazione Fontana e lo staff del Training and Facilitation Department del Saint Martin ma anche quelle virtuali createsi tra le classi padovane del percorso Partecipazione e Territori e gli studenti kenyani di Darasa Maisha grazie all'invio di piccole clip per riflettere insieme sui social media e sul loro utilizzo in Italia e in Kenya.
Interscambio: la progettazione del percorso, la discussione sulle diverse metodologie per attuarlo, la contaminazione tra lo staff kenyano e quello italiano che da gennaio ad oggi hanno lavorato insieme, confrontandosi su tematiche ed attività.
Condivisione: lo stare insieme nella grande hall o nell'accogliente biblioteca del Saint Martin, Njoroge, Emmah, Benson, Erick, Janita, Kabiru, Sara, Francesca e i 30 meravigliosi studenti dai 15 ai 17 anni che stanno seguendo il progetto Darasa Maisha. Stare per condividere storie, confrontare progetti, porci domande, ragionare su possibili futuri da costruire insieme. E' il nostro modo di fare cooperazione. Segui Darasa Maisha su facebook (Francesca Benciolini)

 

IMG-20150621-WA00051Dieci giorni a Nyahururu. Tre pensieri.

Primo. Nyahururu è una cittadina di oltre 32.000 abitanti situata a 2.360 m s.l.m. Questa altitudine la rende uno dei centri "più alti" del Kenya. Da lassù non ho percepito il dislivello fino a quando non mi sono trovata di fronte le cascate "Thompson", lungo l'Ewasa Narak, un corso d'acqua affluente del più conosciuto Ewaso Ng'iro (il "fiume dalle acque fangose" che nasce dal Monte Kenya) e che, proprio a Nyahururu precipita per quasi cento metri. L'emozione di trovarmi dinnanzi a questa meraviglia mi ha riportato in un tempo che sempre leggo con un certo risentimento e disagio, ma senza il quale neppure io, probabilmente, avrei potuto mettere i piedi in quel fango. Era il 1883 quando il geologo scozzese Joseph Thomson della Reale Società Geografica britannica arrivò qui: 132 anni fa; era il tempo delle esplorazioni e delle "scoperte"; anche lui ha fatto parte di quello che è definito lo scramble dell'Africa. Il termine rende bene l'immagine, ieri come oggi, di un continuo farsi largo, quasi uno sgomitare, per "prenderci" un po' di questo continente.

WP 20150621 018bisSecondo. Io mi sono "presa" una foto, ma non delle cascate, di qualcosa che sta prendendo forma "sullo sfondo", su di un suolo che fa parte di un'area naturalistica protetta. È il cantiere – in fase avanzata – di un residence, forse a vocazione turistica visto il luogo, sicuramente di lusso. Chi riesce ad ottenere una concessione edilizia in un'area protetta? Voci mormorano che ci sia l'impronta di Uhuru Kenyatta o di qualche membro della sua famiglia (o di qualcuno a lui molto vicino). Mi mette a disagio solo pormi la domanda, perché ogni angolo d'Africa nel quale mi sono fermata e mi fermo ad osservare (e a pensare) mi rivela mille contraddizioni. Ritorno sull'altitudine. La vegetazione (e con essa il clima) è molto diversa da quella che colonizza la mia mente; da frequentatrice di quell'Africa del penepiano occidentale tra Senegal e Niger quale sono, trovarmi immersa nel verde lussureggiante composto di falso pepe, palma selvatica, agave, ma anche di cipressi e pini mi ha in parte disorientato. E poi le acacie tortilis, abyssinica, lahai, con quegli immensi ombrelli, molto diverse dalle sorelle seyal del Sahel.

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Terzo. Rientro al Saint Martin: karibuni!; perché lì ho trascorso alcuni giorni di studio, di ricerca, di lavoro. A Nyahururu, noi di Fondazione Fontana non "abbiamo progetti" (come spesso si usa dire quando si parla di cooperazione); i progetti tentiamo di inventarceli insieme, sono di tutti/e. Così ci piace fare, non sono certa se ci si riesca davvero; così ci pare che la relazione funzioni meglio, nella direzione del muto rispetto delle differenze che ci caratterizzano. L'impressione è che la strada sia ancora lunga perché, "laggiù" è facile confondere un muzungu (uomo o donna bianco/a) che lavora con uno/a che fa turismo. Mi chiedo se ci sia una grande differenza negli sguardi tra l'uno e l'altro... Come pure "quassù", è difficile distinguere tra chi naviga in attesa di un documento che attesti la sua esistenza e chi entra in una scuola come formatore, educatore, psicologo o altro: black is black. Ma è necessario distinguere? Diciamo pure che siamo molto lontani da quel processo di riconoscimento al quale tutti noi dovremmo poter essere "sottoposti/e" senza schermi stereotipati e fuorvianti. In ogni caso, se un esercizio possiamo imparare a fare penso sia proprio quello di riuscire a metterci in ascolto, che talvolta, almeno per me, significa riuscire a chiudere la bocca e lasciare che le storie si costruiscano così, come "dovrebbero", con la consapevolezza che la mia/nostra sola presenza ne altera le dinamiche e quindi gli esiti. Esserci o non esserci fa sempre la differenza. Penso che esserci, quando si può, vada bene e con discrezione vada ancora meglio. Asante sana a chi a Nyahururu e al Saint Martin ha saputo insegnarmi anche questo. Grazie a Francesca, con lei ho condiviso questi ed altri pensieri nei dieci giorni a Nyahururu (Sara Bin) 

 

Fondazione Fontana a La via dei concerti, Berceto (TN) - 10 luglio 2015

DSC 0727Occasione splendida ed emozionante per Fondazione Fontana quella di lavorare con 200 giovani di 16 diverse nazionalità accomunati dalla passione e dallo studio della musica. La possibilità è nata dalla collaborazione con il conservatorio F.A. Bonporti di Trento è si è collocata nell’ambito del Festival interculturale itinerante La Via dei Concerti. A Francesca Benciolini, responsabile progetti educatvi per Fondazione Fontana il compito di raccogliere gli stimoli musicali, interculturali e - visti i concerti in programma nell’ambito di Expo - culinari,  per farli diventare momento di incontro, conoscenza reciproca, festa. Perché una cultura dell’accoglienza, della pace e della solidarietà non può che partire dalla relazione. Segui La Via dei Concerti su Facebook

 

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INFORMAZIONE

Chi governa il mondo

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Mai come in questi giorni di concitate trattative tra il governo greco e l'Eurogruppo possono tornare alla mente le parole della poesia dello studente Dobranski, lo scrittore-partigiano polacco tratteggiato da Romain Gary nel suo celebre romanzo di esordio "Educazione europea". "Che l'ultimo stato sovrano crolli ai colpi dei patrioti europei, si spenga nel mondo l'eco dell'ultimo canto nazionale, e l'Europa finalmente si erga e cammini": questo il sogno che sembra alimentare ogni riga delle pagine animate da un gruppetto di partigiani che si nasconde ai nazisti nei pertugi offerti dalla foresta e proprio dinanzi agli avvenimenti della guerra scopre la necessità di fortificare il sentimento della solidarietà europea. Un messaggio meno semplicistico di come appaia in queste riduttive righe di sinossi e più che mai attuale in un momento in cui la necessità e la gestione delle organizzazioni internazionali sembrano essere tema di comune riflessione pubblica. Non solo in Europa e non solo in relazione all'Unione Europea. Leggi tutto l'articolo su www.unimondo.org


 

 

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